Due parole su Zeus…

Quando Zeus sanziona la sua promessa a Teti con un cenno del capo, il poeta con rapidi tratti ne mette in risalto la solennità (Il. I, 528-530):

disse e con i neri sopraccigli annuì il Cronide;
e allora le chiome d’ambrosia del sovrano ondeggiarono
dal capo immortale; fece tremare il vasto Olimpo.

Il discorso su Zeus è comprensibilmente troppo vasto per essere esaurito in un breve scritto: mi limiterò qui ad evidenziare le caratteristiche che fanno di questo dio un vero “signore degli Dei e degli uomini” e ad introdurre alcuni temi che verranno approfonditi maggiormente in post successivi. Desidero far notare come Omero riesca a dotare il supremo degli Dei di forte personalità pur non travalicando mai la misura: sia nelle passioni che nelle virtù non supera mai il limite.

Nell’ambito che concerne la gestione del potere e cioè i suoi rapporti “politici” con gli altri Dei, il comportamento di Zeus è un esempio di sapienza diplomatica: rispetto delle sfere d’influenza di tutti gli altri “poteri”, senza rinunciare alla responsabilità inerente al “potere supremo”, il controllo dell’uso della forza. Zeus non ha propriamente quello che noi chiameremmo il “monopolio della violenza” ma ne rappresenta l’equilibrato utilizzo: vi ricorre in casi estremi, preferendo minacciare piuttosto che colpire, ma se fosse inetto o troppo refrattario al necessario ricorso alla forza non potrebbe essere garante dell’ordine cosmico e della giustizia. Mentre gli altri Dei dispongono infatti delle proprie forze e del proprio “onore” come “privati” per fini individuali, come è naturale che sia per la maggior parte degli esseri viventi, Zeus in quanto detentore dell’autorità suprema e della difesa della giustizia ha invece la responsabilità dell’equità: per questo motivo Omero mostra gli altri Dei spesso molto nettamente “partigiani”, mentre non attribuisce mai a Zeus un favore per gli uni o per gli altri che non sia rigorosamente temporaneo. E’ curioso che questo Zeus, che non ha creato l’universo, e nemmeno gli uomini, sia davvero “padre” di tutti senza distinzioni di popolo, a differenza del Dio delle religioni monoteistiche il quale, al contrario, pur essendo descritto come l’unico Dio creatore dell’universo e degli uomini, si prende cura solo di un singolo gruppo umano, condannando tutti gli altri alla distruzione, in questa o nell’altra vita.

Zeus per primo sottomette il proprio volere al fato, mirabile ed illuminata preconizzazione, in un’epoca di sovrani assoluti, del riconoscimento della superiore autorità della legge sulla volontà dello stesso garante della legge.

Pur avendo anch’egli i suoi favoriti sia tra gli Dei che tra gli uomini, in quanto “padre degli Dei e degli uomini” è realmente tale senza pregiudiziali esclusivismi. Egli esprime nei confronti dei mortali un’affettuosa partecipazione alla loro infelicità, non pronuncia mai parole di disprezzo o di minaccia verso gli uomini dei quali non mette alla prova né forza né debolezza, ma dei quali ad un certo punto dice commosso: «… mi stanno a cuore, e pure muoiono» (Il. XX, 21).

Pur essendo depositario per eccellenza della “potenza”, «signore degli Dei e degli uomini», «Zeus Cronide dalle nuvole nere, che su tutti governa», «il più eccelso dei sovrani», «potentissimo Cronide», «gloriosissimo grandissimo, dalle nere nubi, abitatore del cielo», «terribile Cronide», «fortissimo, potentissimo», ne fa un uso estremamente moderato e mite.