Walter Otto sugli Dei

Occorre tenere sempre presente che non è possibile ridurre gli Dei omerici a personificazioni di un aspetto isolato della realtà, fisica o psicologica che sia. Gli Dei non sono allegorie di fenomeni naturali, come alcuni hanno pensato: sarebbe banale e riduttivo vedere in Zeus un Dio della tempesta, in Poseidone la personificazione del mare o del terremoto, in Atena l’accorta decisione, e così via.

Come Walter Otto per primo ha messo molto giustamente in evidenza nel suo testo Gli Dei della Grecia, ogni divinità è in sé un mondo nella sua totalità e onnicomprensività. Omero «vide un mondo nel Dio e il Dio in tutto il mondo».

Ed aggiunge più oltre:

la nuova divinità non ha rispetto al mondo la posizione di una potenza, che gli conferisce movimento dal di fuori: è in esso. Ma non è isolata in questo mondo. Il fuoco poteva sì esser sacro, come genialità di un determinato elemento, assurgere a venerazione, ma non mai raggiungere il rango del divino nel suo senso più alto. Anche la maestà del mare non poteva aspirare a questa sfera. Una divinità è sempre una totalità, tutto un mondo chiuso nella sua perfezione. Ciò è proprio degli Dei superiori, Zeus, Atena ed Apollo, nei quali si esprimono gli ideali supremi. Nessuno di essi rappresenta ai nostri occhi una singola virtù, nessuno di essi si fa incontro in una sola direzione della vita in movimento, ciascuno vuole riempire, plasmare, illuminare tutta la sfera dell’esistenza umana, con quello spirito che gli è proprio. Se quindi la divinità anche per gli umani non significa mai un unico dovere o un’unica speranza, sibbene sempre una totalità di vita, ella non si manifesterà mai unilateralmente nel grande mondo, che abbraccia tutti gli elementi e gli esseri ed anche l’uomo. E’ bensì vero che ella non è affatto l’anima del mondo, o la causa misteriosa d’ogni vita sulla terra, sibbene sempre una grandezza di carattere particolare; ma questo carattere particolare è ogni volta il segno caratteristico di un mondo pieno e perfetto in se stesso… Con ciò vediamo come ogni Dio si ritrova legato con le cose della terra pur non significando mai qualcosa di singolo, sibbene un aspetto eterno dell’essere in tutta la sfera della creazione.

Walter F. Otto è lo studioso che più ha compreso lo spirito della religione omerica, riuscendo a trasmetterlo con impareggiabile efficacia. Fin dall’antichità erano cominciati i fraintendimenti da parte di filosofi e pensatori che ormai avevano dimenticato il modo espressivo del linguaggio mitico di Omero: dove il nostro poeta, con geniali e suggestive immagini ci poneva davanti agli occhi della mente e del cuore potenti raffigurazioni del reale trasfigurate, i suoi critici vedevano, e vedono tuttora, ingenue personificazioni o concettualizzazioni macchinose.

La bellezza impeccabile e non soggetta a corruzione è una delle caratteristiche salienti degli Dei omerici, specchio divino della bellezza che l’uomo vede regnare nel cosmo: non è un’aspirazione raggiungibile solo in un momento di estasi mistica, bensì la realtà stessa delle cose, che circonda l’uomo in ogni momento della sua esistenza. Omero sa che la sofferenza umana, pur così toccante ed anche importante, non può scalfire il meraviglioso ordine del mondo, la serena esistenza degli Dei immortali, ed è bene che sia così.

Omero non pretendeva di ridurre gli Dei a nozioni semplicistiche come inevitabilmente fa ogni teologia cercando di comunicare in parole necessariamente limitanti ciò che le parole, intese come definizioni e concetti, non possono comunicare. Il poeta sceglie l’unico modo possibile: con immagini efficaci e geniali dipinge il mondo divino con svariati livelli di lettura, tutti veri se colti nel loro insieme, eppure falsi se ingabbiati in un’univoca interpretazione. Ma naturalmente, dal momento che si rivolge da essere umano ad altri esseri umani, esprime il tutto in una forma comprensibile agli uomini, che è appunto quella antropomorfa. Per dare ancora la parola a Otto (Il poeta e gli antichi Dei),

il Dio olimpico non è soltanto il celeste fratello dello spirito creatore dell’uomo: è l’essere del mondo, la verità di ogni realtà. Egli non è soltanto il mediatore che congiunge l’uomo con le eterne armonie che sono al fondo di tutte le cose: queste stesse armonie egli le reca in sé, ne è la visibile, umana sembianza.