Forza e saggezza

Il ruolo della forza nell’Iliade è senza alcun dubbio estremamente rilevante e questo è subito evidente. Ma non va sopravvalutato. Sia Agamennone che Achille esprimono chiaramente il fatto che la maggiore forza o importanza non danno per questo il diritto di insultare. Dice Agamennone del Pelide (Il. I, 290):

se gli Dei immortali lo resero abile con la lancia,
per questo gli consentirono di proferire insulti?

Questa osservazione è interessante: molti studiosi hanno pensato che in una società bellicosa e spesso anche brutale come questa, non fosse previsto un freno alle possibilità d’azione del forte, almeno dal punto di vista del diritto. Qui, invece, è chiaro che Agamennone non nega ad Achille il diritto di insultare lui, in quanto capo supremo degli Achei, ma pronuncia una frase di contenuto generale: il fatto che gli Dei abbiano concesso ad Achille il dono di essere un forte guerriero non implica che egli possa anche offendere. Naturalmente, nel richiamare l’altro alla moderazione, Agamennone si scorda che, se Zeus gli ha dato lo scettro, non è certo perché possa togliere ad altri la loro gloria: non tarderà molto, comunque a riconoscere il suo errore.

Sempre Agamennone osserva ad Achille «se sei molto forte, un dio forse te lo ha concesso» (Il. I, 178).

L’eroe, pur conscio ed orgoglioso della sua forza, sa che essa è un dono di qualche Dio: un modo virile per non insuperbire troppo senza svilire il dono stesso e chi lo riceve, dal momento che se un uomo è ritenuto degno di ricevere doni dagli Dei, non è certo immeritevole. L’evidenza del ruolo della forza, tuttavia, ha messo in ombra le altre virtù stimate dagli eroi omerici. Anche nel caso dell’eloquenza, che viene spesso indicata dagli studiosi come seconda più importante facoltà, si tende a sminuirne l’effetto: secondo Mario Vegetti «la virtù eroica è spesso anche definita come capacità di ben parlare «in consiglio». Ma non si tratta in ogni caso del rigore o della sottigliezza dell’argomentazione razionale, quanto piuttosto della capacità di prevalere di fronte all’assemblea dei pari; una sorta di trasferimento, dunque, della forza, del kratos eroico, dalla spada alla parola (che la prima dev’essere comunque pronta a confermare, se non si tratta di un vecchio e indebolito eroe di secondo piano come Nestore)».

A parte il fatto che Nestore non è affatto un eroe di secondo piano e che per essere «vecchio e indebolito» se la cava piuttosto bene, non è possibile enunciare sempre affermazioni categoriche e liquidare le prove in contrario come le eccezioni che confermano la regola. Proprio il rispetto che circonda Nestore e gli anziani in generale indica come non fosse la forza a fare il diritto, se così si può dire: anche se l’anziano non è più in grado di far valere le sue argomentazioni con la spada, esse non perdono affatto di peso. Anzi, viene riconosciuta una loro maggiore imparzialità rispetto ai giovani, spesso troppo irruenti: quando sta per avere inizio il duello tra Paride e Menelao, quest’ultimo richiede la presenza di Priamo (Il. III, 108-110), poiché

sempre svolazzano le menti degli uomini più giovani;
ma si trovi un vecchio tra loro, vede insieme davanti e dietro
come possa compiersi il meglio per entrambe le parti.

Strano discorso anche questo, nell’ottica della forza. In un’altra occasione Odisseo fa notare ad Achille, che vuole entrare subito in battaglia prima di far prendere il pasto agli uomini, la propria superiorità per quanto riguarda il buon consiglio. Si segue il suggerimento di Odisseo: anche in questo caso ha il sopravvento l’opinione più accorta dell’uomo più ragionevole, non la forza. Quando gli uomini sbagliano, il poeta lo dichiara sempre, come nel caso dei Troiani che, invece di dare ascolto al buon consiglio di Polidamante, seguono Ettore.

Quale capacità consentirebbe di prevalere nell’assemblea, se non l’argomentazione razionale? Considerando il fatto che gli eroi erano tutti armati in assemblea, dove si insultavano senza troppi complimenti, e tenendo presente i loro caratteri non proprio mansueti, se dovessimo escludere, come hanno fatto molti commentatori, un certo uso della ragione, c’è veramente da stupirsi che il sangue non scorresse a fiumi. Ma l’opinione ormai accettata è che gli eroi omerici fossero violenti ed irrazionali, quando la lettura del testo dovrebbe confermare invece il contrario.

Oltre al valore in guerra e all’eloquenza in consiglio, sono altre le virtù apprezzate nell’Iliade. Se il coraggio in battaglia è ovviamente stimato, non si può dire altrettanto per il suo eccesso, come viene detto dei Troiani (Il. XIII, 631-635)

… uomini tracotanti,
i Troiani, il cui animo è sempre insolente, né possono
saziarsi di strage nella guerra uguale per tutti.

E’ messa in rilievo la dolcezza di Patroclo, sono aborrite la slealtà ai giuramenti e la doppiezza (Il. IX, 312-313)

infatti mi è odioso come le porte dell’Ade
colui che una cosa tiene nascosta nel cuore, e un’altra dice.

Viene lodata la disponibilità a farsi convincere da un discorso giusto, come consiglia Odisseo ad Agamennone, o Fenice ad Achille. Se anche gli Dei si lasciano persuadere, l’uomo saggio dovrebbe fare altrettanto. Esortando Achille ad accettare i doni riparatori di Agamennone, Fenice afferma (Il. IX, 497-498):

… gli stessi Dei si mostrano cedevoli,
benché sia maggiore il loro valore, l’onore e la forza.

E’ qui evidente come un maggior “valore, onore e forza” non debba necessariamente implicare il farne un uso indiscriminato e tirannico, anzi gli Dei indicano agli uomini il giusto comportamento del forte, mostrandosi disponibili a mitigare la propria collera «… qualora qualcuno abbia trasceso ed errato» (Il. IX, 501).

La saggezza è molto valutata, come capacità di vedere «davanti e dietro», in anticipo sugli avvenimenti, perché «lo stolto comprende quando il fatto è compiuto» (Il. XVII, 31-32).

Le parole di Peleo ad Achille al momento del commiato sono estremamente rivelatrici: egli esorta sì il figlio a distinguersi tra gli eroi, ma poi aggiunge (Il, IX, 254-258)

figlio mio, la forza Atena ed Era
la concederanno, se vorranno; ma tu il magnanimo cuore
tieni a freno nel petto; infatti la benevolenza è più virtuosa;
poni fine alle contese funeste, affinché ancor più
ti onorino gli Argivi, i giovani come gli anziani.

Non viene apprezzato il rissoso sempre pronto a litigare, ma l’uomo calmo che domina se stesso e si comporta amabilmente. Anche Achille, vedendo Idomeneo e Aiace locrese insultarsi, interviene osservando (Il. XXIII, 492-494)

non scambiatevi più parole ostili,
Aiace e Idomeneo, e oltraggi, poiché non sta bene.
Disapprovereste un altro che agisse in tal modo.

Certo, a volte accade che gli eroi si insultino, ma le raccomandazioni citate dimostrano come il comportamento più apprezzato sia quello meno aggressivo, a smentire nuovamente coloro che vogliono continuare a vedere gli eroi omerici come arroganti sociopatici tronfi solo della propria forza.