Da Omero a Sofocle

In Omero gli Dei sono favorevoli alla giustizia e ostili al suo contrario, ma la norma etica non proviene da essi, bensì dalla nostra specifica natura di uomini: gli Dei l’apprezzano in quanto è apprezzabile di per sé e questo accomuna Dei ed uomini giusti. Gli Dei non impongono una morale agli uomini; ciò non significa affatto un’assenza di senso etico, anzi, è la più chiara dimostrazione della profonda moralità di un popolo che evidentemente percepisce la distinzione tra bene e male come una propria caratteristica “umana”, non un qualcosa di estraneo giunto a noi dall’esterno.

Che ci siano civiltà nelle quali non sia necessario far discendere dalla divinità stessa le norme del vivere civile va decisamente a loro onore: esse hanno qualcosa in più, non qualcosa in meno. Nell’Iliade nessun Dio dice come ci si deve comportare poiché è evidente che gli uomini lo sanno autonomamente – al massimo hanno talvolta bisogno che qualcuno, uomo o Dio, glielo ricordi – , e sono la ragione e l’utilità manifesta ad indurre gli individui e i gruppi a rispettare le norme del vivere civile, non il timore di una punizione divina. Indubbiamente, gli Dei apprezzano queste norme e gli Achei sono convinti che Zeus non potrà dare la vittoria ai violatori dei patti di ospitalità: non può non esserci un accordo tra Dei e uomini su ciò che è giusto, poiché la giustizia si mostra da sé. L’etica per gli eroi di Omero non è frutto di opinione o di convenienza: essi sanno ciò che è giusto in quanto ogni uomo in possesso delle proprie facoltà mentali ne è consapevole, anche quando conviene loro seguire un’altra strada. Non ignorano neppure il fatto che l’ingiusto potrà pure fare uso di tutte le astuzie della sua mente, ma riuscirà ad ingannare altri uomini e forse anche se stesso, ma non gli Dei.

La civiltà greca, ispirata dai poemi di Omero e dalla sua limpida visione degli Dei olimpici, ha potuto offrire la culla a quella curiosità scientifica e filosofica che il libero pensiero di ogni epoca ha ammirato ed imitato, ed ha dato origine in campo politico e sociale alle idee di democrazia, legge e libertà da cui trarranno ispirazione i fondatori delle moderne democrazie.

Cosa più importante, non affidando a dogmi dati una volta per tutte il controllo della vita umana, la religiosità omerica ha lasciato implicita un’idea fondamentale: l’uomo, non solo è libero, ma è anche capace di trovare da solo il modo di gestire la propria esistenza. Egli può e deve studiarsi di migliorare perché potrà ricevere aiuto dagli Dei, ma questi non faranno il lavoro al posto suo. Una sintesi di questo messaggio del politeismo omerico, trasmesso alla civiltà greca, è il famoso coro dell’Antigone di Sofocle (trad. di R. Cantarella, Mondadori, Milano, 1990, pp. 281-3):

Molte sono le cose mirabili, ma nessuna
è più mirabile dell’uomo…
 
E parola e pensiero
celere come il vento e impulsi
a civili ordinamenti da solo apprese; e a fuggire
gli inospiti geli
e di gravi piogge i rovesci del cielo,
ricco di risorse. Né mai senza risorse
muove incontro ad alcun evento futuro: da Ade soltanto
non troverà scampo,
anche se ha escogitato salvezza
da morbi incurabili.
 
Possedendo, al di là di ogni speranza,
l’inventiva dell’arte, che è saggezza,
talora muove verso il male, talora verso il bene.
Se le leggi della terra v’inserisce
e la giustizia giurata sugli Dei,
eleva la sua patria; ma senza patria è colui
che per temerità si congiunge al male…

Quel «da solo», che ad orecchie dogmatiche suona blasfemo, è invece la chiave del progresso; spalanca le porte all’aria fresca che vede nel mutamento un’opportunità, non un’eresia o una colpevole tracotanza. Certo, l’uomo può errare, «talora muove verso il male, talora verso il bene», ma gli Dei e le «leggi della terra» sono lì per fornirgli una guida, come dice Atena ad Achille, «qualora tu mi dia retta…» (Il. I, 207-208). Nessuna minaccia, nessun dogma, ma libero pensiero in cui la consapevolezza dei propri limiti si accompagna alla coscienza di essere qualcosa di realmente «mirabile», poiché tra la miriade di forme di vita apparse su questo pianeta in miliardi di anni l’Homo Sapiens realmente, «al di là di ogni speranza», possiede un «pensiero celere come il vento»: deve solo farne buon uso, senza creare ostacoli a se stesso.