Formule omeriche

Lo stile usato da Omero tende a sottolineare l’osservanza delle buone maniere o, quando si presenta il caso, la loro violazione: le cosiddette “formule omeriche” sono appunto usate dal poeta a questo scopo. Non ci si deve ingannare infatti nel valutare le formule fisse utilizzate da Omero: non sono inutili ripetizioni, bensì stanno a sottolineare che il mondo degli eroi è un cosmo ordinato, che segue determinate regole e giustamente a questo proposito Jacqueline de Romilly fa notare che

la regolarità con cui ritornano le formule suggerisce un mondo ordinato e rispettoso di certe regole… se le formule sono abbondanti nelle scene d’ospitalità, di banchetti o di assemblee, è anche perché queste occasioni d’incontro fra gli uomini obbediscono a delle regole precise… l’uso di versi-formula ricollega tutte le espressioni che, nei poemi, celebrano un rituale sociale realizzato a dovere… i versi-formula rassicurano in questo modo il lettore o l’ascoltatore: come egli può riconoscere nei diversi passaggi i diversi eroi attraverso epiteti sempre uguali, così può riconoscere il mondo educato e rigoroso degli eroi senza macchia, o, in caso di variazione, percepire la dissonanza, capire che qualcosa non sta andando per il «verso» giusto; è fuori dalle regole.

Contrariamente alla de Romilly, Bruno Snell osserva:

in mancanza di legami «spirituali», tutta la vita della comunità è tanto più fortemente legata a cerimonie e formule fisse, tradizionali, a ciò che noi facilmente definiamo pratiche «esteriori», ma a torto perché non è ancora sorto il contrasto tra contenuto interiore e forma esterna, tra sentimento e gesto. La famiglia vive unita secondo sacri costumi, l’esercito muove in guerra secondo un cerimoniale predeterminato, l’ospite amico è accolto secondo riti fissi… l’appartenenza reciproca si manifesta sempre in un agire comune prescritto.

Il «contrasto tra contenuto interiore e forma esterna» esiste eccome. E’ vero che esistono riti fissi, ma non più che in qualsiasi altra società ordinata; quelli che Snell definisce «riti fissi» non sono altro infatti che le regole che noi potremmo chiamare di galateo, che consentono agli esseri umani una reciproca convivenza civile. Così Achille accoglie cortesemente, secondo le “formule fisse” o regole di buona educazione, gli inviati di Agamennone, ma poi respinge le loro proposte con estrema franchezza: è salva la forma, mantenendo l’uomo libero di scegliere però autonomamente il da farsi. Ad essere «accolto secondo riti fissi» non è solo «l’ospite amico», poiché al momento dell’accoglienza l’ospitante ancora non sa se lo straniero sarà un amico oppure no; si potrebbe dire che gli concede il beneficio del dubbio. Non a caso l’accoglienza agli stranieri è codificata in formule precise volte a far risaltare il rispetto di una norma universale, l’accettazione di un sacro dovere. Così lo straniero viene prima accolto, rifocillato, messo a suo agio, e solo dopo gli vengono poste le domande di rito sul suo nome, i genitori, la patria e il motivo del viaggio; prima di congedarsi vengono offerti all’ospite doni e se necessario una scorta per il ritorno in patria. Esistono delle variabili, per esempio quanto tempo l’ospitante lascia passare prima di chiedere notizie al nuovo venuto, ma nelle linee generali viene seguita una prassi costante. Questa ha lo scopo evidente di permettere un avvicinamento tra persone appartenenti a popoli se non a culture diverse il più possibile codificato, in modo che ognuno, sapendo ciò che lo aspetta, possa decifrare la disposizione d’animo della controparte senza arrivare, dopo imbarazzanti “fraintendimenti culturali”, ad uno scontro diretto. Per questo motivo è ancora più colpevole l’ospite che, dopo essere stato accolto con benevolenza, tradisce la sua parte del tacito patto che prevede anche da parte sua il rispetto delle regole.

Inoltre, se non fosse «ancora sorto il contrasto tra contenuto interiore e forma esterna» Agamennone non potrebbe convocare l’assemblea secondo determinati riti, avendo però in mente un piano prestabilito ignoto ai più, ed Achille non potrebbe dire (Il. IX, 312-313)

mi è odioso come le porte dell’Ade
colui che una cosa tiene nascosta nel cuore, e un’altra dice.

I gesti rituali non hanno sempre un seguito necessario: il sacerdote supplice può essere respinto, i doni possono essere rifiutati. Non sempre la «famiglia vive unita secondo sacri costumi»: Elena che segue Paride e Clitemnestra che tradisce e uccide Agamennone non seguono nessuna «formula fissa».

Come possa poi Snell parlare seriamente di una “mancanza di legami «spirituali»” in Omero, non è veramente facile da capire: chiunque abbia letto senza pregiudizi postmoderni i poemi omerici non può avere dubbi sulla presenza di una fitta trama di legami spirituali, non solo tra esseri umani, ma anche tra uomini e Dei, uomini ed animali e persino tra Dei ed animali.