Ettore, Achille e gli Dei

Anche nel momento del trionfo l’uomo omerico sa che è opportuno mantenere la moderazione e comportarsi con giustizia. Quando Ettore morente prega Achille di restituire il suo corpo perché riceva i dovuti onori funebri dice al suo uccisore (XXII, 358):

bada che io non ti provochi l’ira degli Dei.

Ed infatti il comportamento feroce di Achille provocherà in seguito l’intervento degli Immortali, ed in particolare di Zeus. Questo episodio è interessante per comprendere le modalità di azione degli Dei omerici e può essere osservato più dettagliatamente. Nel canto XXIV dell’Iliade Apollo, che protegge sempre con l’egida il corpo ormai senza vita di Ettore continuamente oltraggiato da Achille, si rivolge agli altri Dei accusandoli di insensibilità (XXIV, 33-54). Anche costoro, tuttavia, avevano compassione di Ettore (XXIV, 23-24), al punto da incitare Ermes a sottrarre di nascosto il corpo ad Achille: proposta con quale però Poseidone, Era ed Atena dissentono. Era obietta che non può essere pari la considerazione per Achille, figlio di una Dea, e per Ettore, figlio di genitori mortali, e Zeus interviene riconoscendo che, se pure l’onore non sarà pari, tuttavia il corpo di Ettore deve essere restituito ai suoi.

Zeus dichiara non lecito (Il. XXIV, 71) sottrarre il cadavere all’insaputa di Achille. Anche in questo caso il «sommo tra i sovrani» non sceglie la maniera più diretta, ma quella più moderata e saggia: ciò che è giusto deve avvenire non a dispetto di Achille, bensì con il suo consenso. Zeus non ha evidentemente alcun bisogno di mostrare il suo potere forzando qualcuno a fare o, per meglio dire, a subire, una decisione non condivisa: egli desidera persuadere: «questa gloria l’assegno ad Achille» (Il. XXIV, 110).

Giustamente, Jacqueline De Romilly commenta: «cerco esempi di una così perfetta saggezza politica: naturalmente, non ce ne sono». Anche in questa occasione Zeus mostra la propria grandezza, offrendo all’uomo la possibilità di scegliere da solo la giusta azione, dalla quale gli deriverà “gloria”: è molto importante questa osservazione del Dio poiché sappiamo che nella società omerica nulla è più desiderabile della gloria e qui vediamo esplicitato che essa non è garantita solo da gesta belliche, bensì anche da atti di pietà, e ciò per bocca del supremo degli Dei.

Il tatto “diplomatico” di Zeus si dimostra anche nel fatto che egli fa chiamare sull’Olimpo Teti per parlarle personalmente. Questa è un’altra scena apparentemente poco rilevante, ma che molto ci dice del mondo degli Dei omerici; Iride viene inviata ad invitare Teti, la quale sentendo il volere di Zeus, pur avendo ritegno di andare in mezzo agli altri Dei così afflitta, afferma «… non sarà vana la sua parola qualsiasi cosa dica» (Il. XXIV, 92). A sottolineare la tristezza della Dea, consapevole della morte prossima del figlio, Omero descrive il suo abbigliamento (Il. XXIV, 93-94):

… la divina tra le Dee prese il suo velo
oscuro, del quale non esiste veste più nera.

Tuttavia la vegogna di Teti non appare giustificata; gli Dei comprendono il suo dolore e cercano di manifestarle affetto e comprensione: Atena le cede il suo posto accanto a Zeus, ed Era le porge una coppa dicendole parole gentili. Zeus, prima di entrare in argomento, tiene a farle presente che capisce il suo lutto e tutta la scena si svolge con grande sensibilità.

Così come non vuole sminuire la dignità di Achille, Zeus ha comunque a cuore anche il defunto Ettore e pertanto organizza il riscatto del corpo dell’eroe troiano nel rispetto di tutti i protagonisti: Teti viene inviata a consigliare al figlio un atteggiamento più umano e gradito agli Dei, mentre Iride si reca da Priamo per infondergli il coraggio necessario ad andare da Achille a riscattare il figlio. Ma il padre degli uomini e degli Dei non si limita ad un veloce suggerimento: invia prima un’aquila a rassicurare i troiani in ansia, «e a tutti si confortò il cuore nel petto» (Il. XXIV, 321), poi manda Ermes a fare da guida al vecchio, spaventato per la propria audacia.

L’incontro tra il Dio e l’anziano re è un esempio di quanto profondamente religioso fosse Omero. Il suo Ermes è un capolavoro di delicatezza e di sensibilità: per prima cosa, egli si premura di rassicurare il vecchio – che lo crede un giovane guerriero nemico – dicendogli «sono qui per proteggerti: infatti sei in tutto somigliante al mio caro padre» (Il. XXIV, 371) e lo tranquillizza anche sulla sorte del corpo di Ettore (Il. XXIV, 422-423):

gli Dei beati si prendono cura di tuo figlio,
pur essendo morto, poiché era caro al loro cuore.

Priamo risponde da uomo pio (Il. XXIV, 425-428):

o figlio, è giusto offrire le offerte convenienti
agli Immortali, poiché mai mio figlio, se mai è esistito,
si dimenticò nel palazzo degli Dei, che abitano l’Olimpo:
ed essi si sono ricordati di lui anche nel fato di morte.

Prima di lasciare il vecchio alla tenda di Achille, Ermes «soccorritore» (Il. XXIV, 457) si rivela all’uomo dicendo (Il. XXIV, 460-461):

o vecchio, sono venuto da te io un Dio immortale,
Ermes: infatti mio padre mi ha inviato a te come guida…

Non a caso Omero chiama Ermes «benefico, soccorritore»: egli è infatti il Dio su cui fanno affidamento gli uomini impegnati in imprese pericolose – come questa per Priamo – oppure come affrontare la maga Circe per Odisseo. Ermes è il Dio della speranza, colui che si invoca al di là di ogni ragionevole aspettativa di successo.

Non stupisce quindi che sia anche il Dio che conduce all’Ade le anime dei defunti: c’è proprio bisogno di una divinità “benefica” e “soccorritrice” per affrontare quell’ultimo viaggio, che la presenza rassicurante di Ermes rende meno spaventoso. Ci vuole anche un Dio un po’ smaliziato e disinvolto, ma al contempo prudente ed accorto, per intraprendere audaci imprese: e infatti Ermes è estattamente questo tipo di compagno.

Quando poi Teti si reca da Achille per riferirgli la volontà degli Dei, l’eroe non esita (Il. XXIV, 139-140) e subito dice:

e sia…
se a ciò esorta l’Olimpio con animo ben disposto,

mostrando come Zeus avesse avuto ragione a rispettarne l’autonomia e la dignità. Uomini e Dei sono accomunati da relazioni di reciproca cortesia e delicatezza, anche se odi e passioni possono talvolta imperare negli animi; Omero non vuole illudere i suoi ascoltatori descrivendo loro uomini ideali, ma ci mostra come gli uomini veramente nobili alla fine sappiano liberamente comportarsi nel modo giusto e, così facendo si conformino a ciò che anche gli Dei considerano degno e pio.