Dei e uomini

Quando Apollo vuole dissuadere Diomede, risoluto ad uccidere Enea pur sapendo quale Dio lo protegge, prima lo respinge, colpendolo sullo scudo, e poi (Il. V, 439-444)

levando un terribile grido disse Apollo che colpisce da lontano:
Bada, Tidide, ritirati, e non
voler pensare come gli Dei, poiché non è mai uguale la stirpe
degli Dei immortali e degli uomini che si muovono sulla terra.
Così diceva, e il Tidide indietreggiò un po’,
schivando l’ira di Apollo arciere.

Si riconosce qui lo stesso Dio sul cui tempio, arrivando, il visitatore leggeva le famose parole «conosci te stesso». Apollo infatti non è solo il Dio che colpisce da lontano, è anche tra gli Dei quello che più sente la distanza che separa gli immortali dagli uomini, poiché è lui spesso a farla notare, come nella battaglia tra gli Dei, quando rifiuterà di battersi contro lo zio Poseidone (Il XXI, 463-466) a causa dei

 … mortali
infelici, che simili alle foglie ora
appaiono ardentissimi, mangiando i frutti della terra,
ora invece periscono esanimi…

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Zeus e la morte

Ad un certo punto della battaglia (Il. XII, 402-403) Zeus interviene per proteggere Sarpedone

 … ma Zeus allontanò le Dee della morte
da suo figlio, perché non fosse ucciso presso le poppe delle navi,

tuttavia il Cronide, pur a malincuore, non potrà fare niente per il figlio quando sarà giunta la sua ora. In quell’occasione (Il. XVI, 441-442), a Zeus che vorrebbe salvare dalla morte il figlio, Era domanda:

un uomo mortale, già prima votato al destino,
vorresti liberarlo dall’orrida morte?

E’ interessante il fatto che, in teoria, Zeus sarebbe in grado di salvare il figlio, altrimenti questa domanda non avrebbe senso; ma, da perfetto saggio stoico ante litteram non vuole andare contro il fato. Questa mirabile moderazione da parte del più potente degli Dei avrà sicuramente un impatto notevole sul pensiero degli uomini delle epoche successive: è naturale, pertanto, che si traggano delle conseguenze. Per prima cosa, se neppure il potentissimo Cronide può voler andare oltre i limiti, tanto meno dovrà essere concesso ad un uomo, per quanto potente esso sia.

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Due parole su Zeus…

Quando Zeus sanziona la sua promessa a Teti con un cenno del capo, il poeta con rapidi tratti ne mette in risalto la solennità (Il. I, 528-530):

disse e con i neri sopraccigli annuì il Cronide;
e allora le chiome d’ambrosia del sovrano ondeggiarono
dal capo immortale; fece tremare il vasto Olimpo.

Il discorso su Zeus è comprensibilmente troppo vasto per essere esaurito in un breve scritto: mi limiterò qui ad evidenziare le caratteristiche che fanno di questo dio un vero “signore degli Dei e degli uomini” e ad introdurre alcuni temi che verranno approfonditi maggiormente in post successivi. Desidero far notare come Omero riesca a dotare il supremo degli Dei di forte personalità pur non travalicando mai la misura: sia nelle passioni che nelle virtù non supera mai il limite.

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