L’onore degli Dei

La visione che Omero dà del mondo divino è senza dubbio ispirata ad una superiore eticità e ad una profonda religiosità. Tutti presi dal fervore censorio, i critici posteriori di Omero non hanno riflettuto sul grande esempio di moderazione e di tolleranza che traspare dalla visione omerica degli Dei.

L’universo è complesso e teatro di scontri “titanici”, ma il padre degli uomini e degli Dei è sereno e tranquillo della propria autorità. Quando gli Achei erigono il muro a difesa delle navi (Il. VII, 446-463) Poseidone esprime a Zeus due preoccupazioni: si risente che i mortali non si curino più degli Dei, ma costruiscano grandi opere senza i riti appropriati, e teme che la fama dell’opera umana possa superare quella dell’opera divina, le mura di Troia, da lui costruite insieme ad Apollo per Laomedonte. Zeus, tra l’addolorato e lo sdegnato, risponde prima al secondo timore del fratello, osservando che forse potrebbe dire una cosa simile un Dio molto più debole «per potenza e impeto», non certo lui, la cui gloria è diffusa fin dove si stende la luce del giorno. Gli Dei, come gli uomini, tengono particolarmente alla propria gloria, in più essi la devono anche difendere dagli uomini, le cui opere sono tanto insigni da suscitare il timore non giustificato di poter addirittura oscurare la fama delle opere divine. Alla prima preoccupazione di Poseidone Zeus risponde autorizzando la distruzione del muro degli Achei, ma solo quando questi saranno partiti da Troia, spiegando così il perché non sia rimasta traccia di tale impresa, la cui fama ha raggiunto i posteri; la volontà degli Dei in questo caso viene tratta in causa per enfatizzare in realtà l’opera umana.

Nel discorso di Poseidone citato sopra l’ascoltatore di Omero trovava riaffermate due convinzioni a lui familiari: la consapevolezza della caducità delle opere umane, ma anche il riconoscimento della legittimità del desiderio di gloria, condiviso perfino dagli Dei.

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Vergogna e fuga

In Omero il senso dell’onore ha un suo fondamentale sostegno in quello che potremmo chiamare l’orrore per la vergogna. Agamennone nel vivo della battaglia esorta i suoi dicendo (Il. V, 529-532):

amici, siate uomini e rendete valoroso il cuore,
abbiate vergogna gli uni degli altri nella battaglia violenta;
tra gli uomini che provano vergogna sono più numerosi i salvi degli uccisi;
da coloro che fuggono né sorge la gloria né un aiuto.

Un comportamento onorevole non è solo migliore dal punto di vista della reputazione, ma è anche il più utile, fornendo maggiori garanzie di sopravvivenza, poiché mantenendo il controllo gli uomini possono anche portarsi quel reciproco aiuto che viene meno nella fuga: Omero ci aveva fatto notare come all’inizio della battaglia gli Achei si schierassero «desiderando nell’animo di difendersi l’un l’altro» (Il. III, 9), e ribadisce durante la mischia l’importanza decisiva di questo atteggiamento.

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L’onore degli uomini

Il mondo degli eroi di Omero è una società civile, una società regolata da un preciso codice etico: non è la forza a dettare legge, ma il senso dell’onore.

Lucien Febvre ha sintetizzato con parole estremamente efficaci in che cosa consista il senso dell’onore:

ma cos’è dunque il senso vero dell’onore? L’onore è innanzitutto un rifiuto, un rifiuto di scendere a patti con ciò che è brutto, basso, volgare, interessato, non gratuito; un rifiuto di inchinarsi dinanzi alla forza in quanto tale; dinanzi alla pace in quanto tale; dinanzi alla fortuna in quanto tale. L’onore implica, in colui che lo porta in sé, un senso altero e risoluto del rischio, del gioco in cui si rischia di perdere la vita o di guadagnarsi la stima dei propri pari, un senso tragico del destino e al tempo stesso della dignità nella cattiva sorte…
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