“Disinvoltura” e scienza

Il dogmatismo è assolutamente estraneo ad Omero. Non è un caso che il poeta invochi la Musa per narrare le vicende degli uomini, non quelle degli Dei. Egli è forse troppo religioso per avere la presunzione di descrivere gli Dei come essi sono: non è un caso che il mito assegnasse una sorte funesta ai mortali che avessero contemplato gli Dei nel loro “vero” essere. Il poeta perciò non pretende di rivelarci come sono gli Dei, semplicemente perché nessuno potrebbe farlo. Quando Zeus all’inizio dell’Odissea dice (Od. I, 32-4)

ahimè! Come i mortali accusano gli Dei!
Infatti dicono che i loro mali vengono da noi: ma anche da soli
per le loro empie azioni hanno dolori oltre il destino,

indica proprio questo: gli uomini credono di conoscere il pensiero degli Dei, ma non sempre colgono nel segno, poiché le passioni talvolta li accecano facendoli errare. E’ indicativo che Zeus non si mostri indignato per questa ingiusta accusa degli uomini, ma piuttosto addolorato per loro. Continua a leggere

Walter Otto sugli Dei

Occorre tenere sempre presente che non è possibile ridurre gli Dei omerici a personificazioni di un aspetto isolato della realtà, fisica o psicologica che sia. Gli Dei non sono allegorie di fenomeni naturali, come alcuni hanno pensato: sarebbe banale e riduttivo vedere in Zeus un Dio della tempesta, in Poseidone la personificazione del mare o del terremoto, in Atena l’accorta decisione, e così via.

Come Walter Otto per primo ha messo molto giustamente in evidenza nel suo testo Gli Dei della Grecia, ogni divinità è in sé un mondo nella sua totalità e onnicomprensività. Omero «vide un mondo nel Dio e il Dio in tutto il mondo».

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